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uo-mini 2006


La staticità, la mestizia e la rassegnazione proprie degli uo-mini in acquerello derivano dallo sguardo di questi uo-mini su tela, accentuando però le differenze non solo in virtù della tecnica e delle differenti dimensioni.
L’abbigliamento qui è travestimento.
Se le cravatte, le camicie e le giacche rappresentano l’aspirazione a un’appartenenza, qui il bisogno di essere parte della società e di trovare il proprio senso nell’esistenza sta tutto nella rivelazione della maschera come suprema connotazione di personalità.
Il fatto che gli organi sessuali non siano, in questo caso, elementi sottaciuti o mancanti, bensì parti del corpo coperte da indumenti intimi - fino al paradosso del reggiseno sul seno maschile, in un’iperbole di inutilità e di pretesa al tempo stesso - lascia trasparire l’intento netto di denunciarne l’esistenza.
Il prete, in posizione centrale, non fa che enfatizzare il tragitto logico di queste rappresentazioni. Tutto ciò che esiste, esiste perché lo si sta coprendo. Il mistero è il vero segreto dell’esistenza, fintantoché se ne occulta la presenza, ci si può convincere che una effettiva presenza ci sia.
Il fascino della divisa è tutto qui, nella maglia dello sportivo come nella veste del sacerdote. L’abito fa il monaco e ne copre il vuoto lancinante.
E ora, tutti in posa per il ritratto.