La luce delle ombre

La luce delle ombre

C'è qualcosa di più difficile che vivere e restituire la visione di questa vita in un semplice gesto? Qualcosa di più difficile del presente? Come tracciare un contorno all'hic et nunc dell'esistenza, dell'esperienza e come riuscire a restituirlo, a raccontarlo?

"Voglio farmi roccia, che le mie mani si trasformino in ciò che tocco, che si sgretolino sfregando la ruvida pietra, che il mio respiro saltelli come la ghiaia che rotola giù dalla montagna, che la mia mente ritorni qui, dentro i miei passi, dentro le mie mani, dentro i miei occhi, un ramo si spezza nel bosco, sono qui! Voglio toccare e riconsegnare la visione che si fa dentro i miei occhi, riconsegnare quella luce dietro le spalle di bosco. Voglio sentire il mio corpo duro e poroso, frastagliato, abitato. Voglio farmi increspatura di barba maschile, voglio vibrare dentro una ruga femminile, voglio danzare le manie di un uomo, voglio sedermi nella sua solitudine, voglio assaggiare la luce degli occhi di una donna, nuotare nello scatto del suo collo...".

Queste sono le parole di nessuno, o meglio, sono i suoni che provengono dalle opere di Matteo Quinto. L'artista ripete e ripete, sulla carta l'oggetto della sua visione, lo sfregamento si trasforma in suono, in voce. La ripetizione del soggetto guardato non blocca il movimento della vita che gli è propria, ma ne restituisce il suo essere unico. Nella ripetizione trova l'unicità, nella scelta di usare un non colore scopre l'esplosione di vibrazioni, di sfumature, di luce.
Matteo Quinto s'immerge, si domanda, si muove e capisce che per restituire il movimento dell'oggetto vivente bisogna attingere alle sue ombre, considerarle il presupposto per una percezione totale. Su un foglio di carta racconta la luce come se fosse il buio e il buio come se fosse l'Est del mattino.
La semplicità è giocare con il doppio della vita, accettare il suo movimento dinamico e continuo che mai si risolve nell'uno o nell'altro. Immergercisi dentro. Tutto è visibile, tutto si presenta. Niente si nasconde a lungo. Di questa dinamica altalena di opposizioni, l'artista ne blocca sulla carta una traccia di movimento, un'impronta che non si definisce mai del tutto. Blocca lo scarto, il residuo dell'incontro tra visibile e invisibile. Blocca per un attimo, in uno schizzo, la scintilla che proviene dallo sfregamento degli elementi vitali.
La semplicità è incompletezza, è interruzione, è pausa e riposo dal logos. Un precario equilibrio tra gesto e respiro. Vivere e restituire la percezione della vita è come leggere una storia da un libro a cui il tempo ha sottratto delle pagine. Quello che resta basta per vedere, per sentire, quello che manca lo si immagina, ciascuno a suo modo.

Is there anything more difficult than to live, and to interpret life through a simple gesture? Is there anything more complex than the present? How should we express the moment in which we live and feel, and how can we tell the tale of that moment?

"I want to be a rock, I want my hands to turn into what I touch; I want them to crumble under the coarse stone, I want my breath to hop as gravel does when it goes down a mountain, I want my mind to come back here, inside my footsteps, inside my hands, inside my eyes; a branch snaps in the woods, here I am! I want to touch and to deliver the view created by my eyes; I want to deliver the light hiding over the shoulders of woods. I want to feel my body strong and porous, bevelled, inhabited. I want to be the curl of a man's beard, I want to vibrate inside a woman's wrinkle, I want to dance with a man's paranoia, I want to sit in his solitude, I want to taste the light sparkling from a woman's eyes, I want to dive inside the twitch of her neck...".

These are nobody's words, or better, these are the sounds coming out of Matteo Quinto's works. The artist goes on recreating the object of his vision on paper; the rubbing becomes a sound, a voice. By replicating the subjects he is looking at, he does not block the movement of their lives; he just delivers the uniqueness of their existence. He finds exceptionality in repetition; by choosing to use a non-colour he finds an explosion of vibrations, of nuances, of light.
Simplicity plays with the duplicity of life, accepting its dynamic and continuous movement that never stops at one side or the other, dipping in it. Everything is visible and presented to us. Nothing can remain hidden for long. The artist blocks a trace of the movement of the dynamic seesaw of opposites on paper, a trace that can never be thoroughly defined. He blocks the waste, the residue of the encounter between visible and invisible. He blocks for a moment, in a sketch, the spark coming out of the rubbing of vital elements.
Simplicity is incompleteness, interruption, pause and rest from logos. It is an unstable balance between gestures and breathing. To live and to deliver the perception of one's life is like to read a story from a book from which time stole some pages. What is left is enough to see and feel; everyone, each in their own way, can imagine what is missing.

Progetti / Selected works

Solitude2015 acquerelli / watercolors

La luce delle ombre2013 olio su carta / oil on paper

Uomìni2010 acquerelli / watercolors

Family (society) suicide2009 installazione / installation

Families2009 pastelli a olio su carta / oilbars on paper